Se Andy Warhol strizza l'occhio a Filippo Lippi
Presentata la mostra "Syncronicity" che rimarrà aperta dal 25 settembre al 10 gennaio al Palazzo Pretorio di Prato: i contemporanei accanto ai classici
PRATO. ”Mettere a confronto la contemporaneità con il patrimonio artistico di 7 secoli raccolto dalla collezione di Palazzo Pretorio”. Così Stefano Pezzato, il curatore di “Synchronicity. Contemporanei, da Lippi a Warhol”, la mostra allestita da venerdì 25 settembre fino al 10 gennaio 2016, al pianterreno e lungo i tre piani dello storico edificio di piazza del comune. Promossa dall’assessorato alla cultura, l’esposizione può ricordare “ Corrispondenze” del 2006, quando alcune opere di Palazzo Pretorio, ancora chiuso per i restauri durati 16 anni , furono ospitate negli spazi del Centro Pecci, accanto alle opere della collezione permanente.
Stavolta però Pezzato, curatore anche di “Corrispondenze”, ha operato in modo diverso e in un certo senso molto più complesso, anche se più affascinante. La contemporaneità di Andy Warhol,Marina Abramovic, Lucio Fontana, etc infatti hanno dovuto “trovare spazio” fra Filippo Lippi, Donatello, i fondi oro e le tavole targo gotiche di Palazzo Pretorio . Il curatore con l’ausilio della conservatrice del museo Rita Iacopino e la consulenza di Francesco Procopio per l’allestimento, ha saputo individuare la parete e in qualche caso, l’angolo, più adatta per non alterare il percorso storico-artistico del patrimonio “ secolare” del Pretorio. Con Pezzato, conservatore del Centro Pecci, “prestato” per l’occasione al comune, seguiamo la trentina di opere contemporanee, allestite lungo i 4 piani del palazzo, cominciando dall’altana, sopra cui è stata aperta, da pochi giorni, grazie alla felice intuizione dell’assessore Mangani, la storica terrazza da cui si gode un panorama unico della ex città degli “stracci”. La “sincronicità” fra presente e passato inizia con l’opera “clou” della mostra,anche copertina del catalogo per Pacini editore, il ritratto del collezionista pratese Giuliano Gori , realizzato nel 1974 da Andy Warhol . Grazie a Gori è arrivata a Prato la collezione Lipchitz.
Sempre nell’altana, fra le sculture di Lorenzo Bartolini , ecco “ Venere Maria” uno specchio di Michelangelo Pistoletto, mentre i cinque dissacranti ritratti di “Cremaster suite” realizzati da Matthew Barney sono inseriti fra i pittori dell’ottocento e novecento. Il grande “Odio” di Gilberto Zorio, fa da contraltare al ritratto di Umberto I di Savoia nell’antiascensore, con cui scendere al secondo piano , accolti da un autoritratto di Mimmo Rotella dirimpettaio di un Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena. Nella grande sala fra le pale del XVI-XVIII secolo, tre video, con Martha Colburn nel film sperimentale ” Cosmetic Emergency “, mentre uno dei pionieri della video art, Bruce Neuman, presenta “Flesh to White to Black to Flesh “ del 1968, per chiudere con “Merlo” del 1974, realizzato da Joan Jonas sulle coline di Artimino. Sempre nella grande sala al secondo piano, accanto alla donazione Riblet, le due “Joconde” 1964-5 di Marcel Duchamp e la “Mona lisa” del 1979 di Andy Warhol, mentre nella sala dei pittori del Cinquecento- Seicento una delle opere più belle, “Thomas Lips” per la performance di Marina Abramovic con l’addome grondante di sangue per una insolita stella a 5 punte. Al primo piano, fra la storia del museo e della collezione, tra il tardogotico e il rinascimento ecco il grande “taglio slabbrato” rosa di Lucio Fontana, di proprietà della galleria Farsetti di Prato , che fu rubato nella sede milanese del Centro Pecci e poi ritrovato abbandonato in un auto. Accanto uno dei pezzi più significativi della mostra, “ Victorie di Samothrace” del 1962.73 di Yves Klein.
Nella sala sempre del primo piano, dove c’è il ritratto di Francesco di Marco Datini, ecco il video “Theme song” di Vito Acconci. In uno spazio più piccolo le opere di Joseph Cornell e Domenico Gnoli, mentre nel mezzanino verrà proiettato il video “VB 43” girato da Vanessa Beecroft alla galleria Gagosian di Londra nel 2000. Al piano terra invece, nessun confronto con le opere della collezione del Pretorio e così nella grande sala della colonna, solo opere contemporanee come il “Concetto spaziale jeans” realizzato da Sylvie Fleury nel 2002, accanto al “Florentine neon” del 1983 di Keith Sonnier.
Poi tocca ai contemporanei toscani, con “Radici “, del 1993 , vetro soffiato e gomma del fiorentino Vittorio Corsini , mentre Alberto Moretti da Carmignano è presente con “Techne, e lavoro come arte”, un’installazione del 1974-5 e un collage di Eugenio Miccini . Nell’ultima sala al pianterreno, vicino all’ingresso, Daniel Spoerri, Johan van der Keuken, e nell’anticamera Dan Graham per chiudere con l’ultima sala per Margherita Morgantin, Santiago Serra, Lucy-Jorge Orta. La mostra è aperta tutti i giorni, eccetto il martedì non festivo, dalle 10,30 alle 18,30. Per info e prenotazioni 0574-19349961. www.palazzopretorio.prato.it .