Il Tirreno

Aggressione al Leon D'oro, la titolare: «Ho pensato: ora mi sgozza»

di Cinzia Chiappini
Un momento della rissa e Lucilla Santucci
Un momento della rissa e Lucilla Santucci

Far West in piazza Alberica, due feriti. L'uomo ha cominciato a tirare sedie e boccali dentro il locale

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CARRARA. «È stata una mezz’ora di ordinaria follia. Ho avuto talmente paura che non ricordo nemmeno cosa ho pensato quando mi ha puntato quel calice di vetro rotto alla gola. So solo che mio padre mi ha trascinato via, mentre due miei clienti abituali, marocchini come l’aggressore, provavano a fermarlo. Voglio ringraziare entrambi, perché questa brutta vicenda non deve diventare una scusa per sollevare accuse razziste».

Lucilla Santucci, la titolare del Leon D’Oro vittima giovedì pomeriggio, 8 settembre, della violenza di un folle, è ancora fortemente provata da quanto accaduto giovedì sera nel suo bar. Con gli occhi lucidi e la voce tremante ripercorre quella che lei stessa definisce «una mezz’ora di ordinaria follia».

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Intorno alle 18 e 30 un marocchino di 49 anni, mai visto prima in città si presenta al Leon D’Oro e ordina al bancone. Mentre aspetta insulta e guarda in cagnesco chiunque gli si avvicini. La titolare e la cameriera capiscono immediatamente che è meglio liberarsi in fretta di questo cliente, così su di giri, e lo servono subito. Lui però non è contento e inizia a sedersi nei tavoli già occupati, mostrandosi aggressivo con gli avventori.

La Santucci allerta le forze dell’ordine una prima volta, e chiede loro di passare, anche solo «per farsi vedere». Poi torna fuori per provare a gestire il balordo.

Lui rivolge insulti a destra e a manca e inizia a tirare portaceneri, zuccheriere e qualsiasi cosa sia appoggiato sui tavoli. La titolare torna all’interno del bar, chiama una seconda volta le forze dell’ordine, questa volta più allarmata. Successivamente torna fuori, si avvicina all’uomo e lo invita ad andarsene, dicendogli che non dovrà pagare nulla, offre la casa. Il marocchino la insulta e a questo punto sua folle rabbia esplode: prende un calice di vetro, lo spacca, e lo punta alla gola della Santucci.

A quel punto gli altri clienti iniziano a gridare e a scappare. In soccorso della donna arriva il padre, Giuseppe Santucci, titolare del ristorante adiacente il Leon D’Oro che prende la figlia, la trascina dentro il bar e abbassa la serranda. Nel frattempo fuori due clienti abituali, anche loro marocchini, si scagliano contro il connazionale e provano a trattenerlo: nella colluttazione uno si ferisce con un vetro, all’altro viene completamente strappata la maglia. Ma il balordo non si ferma: inizia a rovesciare tavoli e a lanciare sedie.

Una colpisce alla schiena una donna (Silvia Mazzucchelli, 41 anni residente a Carrara) che di lì a poco sarà trasportata al Noa dove le sarà diagnosticata la perforazione di un polmone. In viale Mattei finisce anche un uomo (Matteo Pensierini, 41 anni), intervenuto anche lui per fermare il marocchino e rimasto ferito alla testa.

Ma la furia dell’aggressore non si è ancora esaurita e così l’uomo rovescia il contenitore per il vetro situato fuori del locale e inizia a lanciare in giro pericolosi frammenti di bottiglie e bicchieri. A questo punto arrivano finalmente le forze dell’ordine: i carabinieri fermano non senza fatica l’uomo e lo immobilizzano, legandogli mani e gambe con il nastro adesivo.

Il marocchino viene arrestato e siccome anche lui è ferito, viene trasportato al Noa dove sarà piantonato per tutta la notte.

Questa mattina, 10 settembre, si terrà l’udienza di convalida dell’arresto. Il putiferio scatenato al Leon D’Oro è stato solo l’exploit finale di un folle che già da qualche ora stava disseminando il panico in città. Sì perché il pomeriggio di pazzia era iniziato almeno un’ora prima, in concomitanza con l’apertura di Convivere.

Le prime chiamate alle forze dell’ordine erano partite un po’ prima delle 18 da piazza D’Armi dove l’uomo aveva infastidito alcuni clienti del bar del Palco e preso a spintoni il nonno di un bambino a cui aveva sottratto senza motivo la palla. La querelle non era degenerata solo grazie all’intervento dei numerosi passanti. L’aggressore si era poi affacciato su via del Plebiscito, dove era in corso la cerimonia di apertura di Convivere, facendosi notare per qualche urlo sconclusionato.

Dopodiché era tornato in piazza D’Armi: qui aveva iniziato a lavarsi accuratamente, dalla testa ai piedi, alla fontanella dell’elefantino utilizzata soprattutto dai bambini per dissetarsi. Il gesto aveva fatto scattare una seconda raffica di richieste di intervento a Polizia e Carabinieri.

E in effetti alcuni agenti delle forze dell’ordine erano accorsi, proprio in Piazza D’Armi per identificare e allontanare l’uomo, senza però fermarlo non avendo ravvisato gli estremi per questo provvedimento. Estremi che sarebbero arrivati di lì a poco, durante la mezz’ora di ordinaria follia al Leon D’Oro. I fatti di giovedì pomeriggio al bar di Piazza Alberica hanno ovviamente destato grande scalpore in città. Molte persone hanno manifestato la propria solidarietà ai titolari del Leon D'Oro e alle vittime del marocchino.

Commoventi le parole della figlia della donna ferita, ancora ricoverata in Ospedale che in un post su Facebook commenta: «In questo momento, dopo la paura, la rabbia e il dolore, l'unico pensiero va a lei, la donna che che ora sta male, in ospedale ancora dolorante, ma che ha sempre la forza di reagire- scrive la giovane sulla sua pagina facebook - La mia mamma, che mi ha cresciuta con consapevolezza e insegnandomi il rispetto verso tutti. Lei che mette sempre gli altri al primo posto, dimostrando forza e coraggio. Ringrazio tutte le persone che si sono rese disponibili, ma soprattutto ringrazio i ragazzi che sono intervenuti, che hanno evitato una tragedia e si sono messi in mezzo senza nessun interesse, senza nascondersi dietro a un dito. Questa è la vera solidarietà, che non conosce etnie e differenze, che nasce spontanea senza secondi fini. Queste sono - conclude così il suo post - le azioni da ammirare».

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