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Livorno, il dramma dell’ex imprenditore passato dal lusso allo sfratto: «Io e mia madre abbiamo bisogno di aiuto»

di Luca Balestri

	Bruno Lenzi e il figlio Riccardo Lenzi
Bruno Lenzi e il figlio Riccardo Lenzi

Riccardo Lenzi (figlio di Bruno di Porto 2000): «Pago l’affitto con la pensione di mamma»

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Livorno «Io e mia mamma abbiamo bisogno di aiuto, non sappiamo dove andare a vivere, non sappiamo dove sbattere la testa». È un grido di dolore quello che lancia Riccardo Lenzi. La sua vita è passata nel giro di pochi anni dalle stelle alle stalle. Dal lusso alla sopravvivenza. Figlio di Bruno Lenzi, già presidente di Porto 2000, la vita di Riccardo e della madre Luana Santucci Lenzi, come quella del padre (scomparso nel 2023), è stata quella di una famiglia benestante, grazie al ruolo di Lenzi senior. E grazie alla fortuna che, sulle orme del padre, Lenzi junior era riuscito a costruire. Ma ora lo sfratto della famiglia, compresa la madre novantenne disabile, è a un passo dal diventare realtà. «Il proprietario di casa, dove pago l’affitto, e non ho mai mancato di pagarlo, ha detto che il 10 aprile viene e ci butta fuori. È disposto a chiamare i pompieri pur di sfrattarci. Ma mia madre non muove l’anca e non ci vede. Ci vorrebbe un po’ di umanità», racconta Lenzi.

Gli anni difficili della famiglia

Il 63enne Riccardo e la madre sono arrivati a questo punto dopo anni di peripezie, giudiziarie ed umane. «Negli anni Novanta ho creato una mia società, e sono diventato un armatore di successo. Ma nel 2007, quando stavo andando a Montecarlo per aprire una nuova società, mio padre mi chiese 820mila euro, che gli ho dato». Così Lenzi racconta lo sperpero dei guadagni di una vita.

I soldi per le opere d'arte

Il padre chiese la somma al figlio per «togliere l’ipoteca dalla casa di via San Jacopo in Acquaviva. I miei genitori sono sempre stati là, in questa bellissima casa – racconta Lenzi –. Io non sapevo niente di questa ipoteca. Babbo aveva ipotecato la casa per comprare dei quadri d’arte, era compulsivo. In casa ne aveva oltre 7mila».

Riccardo non si pente di fatto quel prestito al padre, senza mai più rivedere i soldi: «Mio padre era un uomo generoso e buono. Ha dato i soldi che gli ho prestato alla banca, ma non sono bastati. E a me la banca non ha più fatto credito – dice –. Io lavoravo con i prestiti che le banche mi davano. Ma dato che babbo mi ha restituito pochissimi soldi di quelli dati, le banche non mi hanno più fatto credito, e sono arrivato a dover chiudere tutte le mie aziende. Prima mi davano due milioni di euro all’anno d’affidamento e ora...».

Debito dopo debito, Lenzi sr ha dovuto abbandonare la sua abitazione: «Nel 2011 la banca ha voluto la mia casa a Montenero, e mi hanno tolto anche le macchine. Sono andato in Acquaviva, ma ci hanno buttato fuori anche da lì. La nostra situazione finanziaria era disperata, sono arrivato alla bancarotta fraudolenta».

Gli arresti domiciliari e il nuovo calvario

Per la bancarotta, Lenzi ha passato oltre due anni agli arresti domiciliari. Ma il suo calvario non è finito e ora si trova a vivere un’altra situazione esasperata. «Nel 2022 siamo arrivati dove abitiamo ora. All’inizio avevamo un contratto da un anno, poi babbo a luglio 2023 è morto. Noi abbiamo chiesto al proprietario di poter rimanere, ma lui vuole vendere casa, ce lo ha già detto a fine 2023».

Trovare una nuova abitazione per Lenzi non è facile, date le condizioni finanziarie della famiglia. Lui e sua madre infatti vivono con la pensione mensile di 1.700 euro al mese della madre. «Lei ha novant’anni, chi mi dà un nuovo affitto? Tutti gli affittuari pensano che mamma non campi a lungo, e che io poi non possa pagare. Io ora non ho guadagni», racconta. «La procedura di sfratto è partita a gennaio 2024, e a ottobre sono arrivati gli ufficiali giudiziari. Vengono ogni mese, per convincerci di andarcene, nonostante io continui a pagare l’affitto». Oltre alla paura di non trovare una casa nuova, Lenzi tema anche «di dover abbandonare mamma. Mi hanno detto di metterla nell’ospizio. Ma io voglio stare con lei. So che affittare le case è diventato rischioso per i proprietari, ma io voglio stare con mia madre, e abbiamo sempre pagato». Dunque, l’appello al Comune: «Arrivati a questo punto io la casa non riesco a trovarla. Gli assistenti sociali che ci hanno aiutato finora sono i migliori tra quelli con cui abbiamo avuto a che fare. E noi possiamo continuare a pagare l’affitto con la pensione di mia madre – dice –. Se il comune avesse una riserva di soldi per aiutarci, se il Comune potesse fare da garante davanti ai proprietari di una casa che cerchiamo, ci aiuterebbe». l


 

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