Livorno, l’ingegnere nucleare che scelse il bancone per amore della bottega di famiglia
Sergio tira giù la saracinesca: «Ho preferito il contatto umano. I miei studi? La notte». Già il fratello, morto prematuramente, era un cervellone. Lui ne ha ereditato il nome e l’intelligenza
LIVORNO. Una storia di “genio” e di famiglia, in cui si fonde l’amore per la comunità. È quella che ha per sfondo un negozio storico della provincia di Livorno. L’alimentari Cateni di Collesalvetti, condotto per quasi 50 anni da Sergio Cateni, secondogenito dei proprietari, una laurea prestigiosa in ingegneria nucleare nel cassetto: Sergio ha scelto infatti di stare dietro al bancone per amore della famiglia e della gente. Iscritto all’albo degli ingegneri e abilitato all’insegnamento nella scuola, ha messo da parte la laurea e ha scelto, fino a pochi giorni fa, di stare in negozio per onorare il nome di una famiglia da sempre votata al commercio. Questa sua decisione, che a molti può apparire singolare, a Sergio non è affatto pesata sia perché «mi è sempre piaciuto il contatto umano con i vari avventori - racconta - ma anche perché, nel tempo libero e quasi sempre di notte, ho sempre continuato a coltivare i miei studi», che spaziano dall’astrofisica alla teoria delle particelle fino alla sua grande passione che è la matematica, «che devo approfondire ogni giorno perché altrimenti - dice sorridendo - se resto un momento indietro vado letteralmente in astinenza».
Ora l’alimentari Cateni, ubicato nella piazza centrale di Collesalvetti, il 31 marzo ha chiuso definitivamente i battenti dopo quasi 70 anni di attività. I coniugi Nino Cateni e Lina Testi, lui nugolese lei di Vicarello, aprirono infatti la loro bottega nel lontano 1957, un’era fa, quando in Italia non era ancora iniziata la motorizzazione di massa e la televisione era privilegio di pochissimi abbonati. I due sposi cominciarono a lavorare nel lato della piazza opposto a dove poi, dal 1960, il negozio è poi sempre esistito, ricavato dove un tempo insisteva l’antica caserma dei carabinieri.
Il cuore commerciale del paese era allora proprio piazza della Repubblica dove c’erano due macellerie, ben tre bar, la mitica chiccaia Pierina e gli altrettanto celebri Gisberto, titolare della tabaccheria e Renza, che gestiva una avviatissima merceria.
Sergio, il figlio di Nino e Lina, che in seguito ha condotto l’alimentari fino ad oggi, ricorda nitidamente come la loro bottega fosse tappa obbligata per tutti i bambini che, recandosi alle vicine scuole elementari, si fermavano dai Cateni a comprare la merenda e rammenta poi come a quel tempo fosse diffuso il pagamento della merce acquistata in una rata mensile con le singole spese appuntate su un iconico libretto nero che ogni cliente aveva come riferimento. Ed è proprio Sergio il protagonista della nostra storia.
Purtroppo un brutto male si portò via il padre Nino quando, nel 1968, aveva appena compiuto 45 anni e il peso dell’attività cadde interamente sulla vedova, sola con un figlio piccolo. Peraltro la sorte si era già accanita sulla famiglia Cateni 12 anni prima, quando una vigliacca forma di difterite aveva stroncato il figlio primogenito Sergio ancora bambino.
Egli era un ragazzo prodigio le cui straordinarie abilità di risolvere in un amen calcoli estremamente complessi avevano avuto larga eco sui media locali tanto che Il Tirreno titolò l’articolo in cui si parlava di questa sua morte prematura con un titolo significativo: “È morto Sergio, la calcolatrice umana che andrà in cielo a divertire gli angeli”.
Poco dopo la sua scomparsa nacque poi il secondogenito con il medesimo nome, Sergio, e con una stupefacente somiglianza con il fratello deceduto. Lina dovette letteralmente farsi in quattro per fare il lavoro che prima si divideva con il marito e, in pari tempo, far crescere e studiare il piccolo Sergio. Davanti ai suoi occhi sono dunque passati migliaia di clienti in un centro storico che via via andava mutando pelle: la piazza, un tempo sterrata, poi completamente asfaltata e pedonalizzata, il Collegio Salesiano che chiudeva, il vicino teatro che conosceva il triste e inesorabile declino dei cinema di periferia e i vari esercenti storici Gisberto, Renza, Pierina, Verardo dei quali non restava che la memoria dei colligiani più anziani. Sergio intanto cresceva e si affermava negli studi, prima con la maturità scientifica, poi con una prestigiosa laurea in ingegneria nucleare. Già da studente aveva iniziato a darsi da fare in bottega e spesso si recava in ore antelucane al mercato ortofrutticolo di Livorno a fare acquisti di prodotti freschi. Soprattutto durante il periodo dell’università aveva preso l’abitudine di studiare di notte per poi, di giorno, aiutare la mamma e, purtroppo questa sua scelta gli ha poi lasciato lo strascico di una insonnia cronica che tuttora lo affligge.
Insomma Lina e Sergio hanno condotto insieme il negozio fino ai primi del Duemila quando la mamma, ormai molto anziana e con seri problemi di salute, dovette ritirarsi per poi cessare di vivere nel 2007. Cosa farà ora l’alimentarista-scienziato che, giunto alla soglia dei settanta anni, si può godere la meritatissima pensione? Ha in animo di aiutare il prossimo dedicandosi al volontariato ma, ne siamo certi, continuerà ancora con rinnovata energia ad approfondire la “teoria del tutto”.