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“Cumcettina” e “ipergamatrice", i termini dell’odio maschilista che giustifica i femminicidi

di Libero Red Dolce
“Cumcettina” e “ipergamatrice", i termini dell’odio maschilista che giustifica i femminicidi

Commenti agghiaccianti sui recenti casi di Sara Campanella e Ilaria Sula rivelano come la subcultura incel stia penetrando nel dibattito pubblico italiano, portando con sé una visione tossica delle relazioni

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“Un’altra cumcettina che credeva di avercela solo lei”; “potrebbe essersi suicidata”, “questa donna era una Cumcietta”, “ecco cosa succede a ipergamare troppo”. Questa è una piccola raccolta di messaggi scritti da uomini, perlopiù giovani, commentando sulle pagine social di importanti siti di news i recenti femminicidi di Sara Campanella (22 anni) e Ilaria Sula (23 anni). Se alcuni termini come “Cumcietta” e “ipergamare” potranno adesso sembrare incomprensibili, e spiegheremo qui sotto cosa significano e da dove vengono, la lettura di questo campionario ci consegna un certezza: ogni giorno che passa senza introdurre l’educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole è un giorno che aumenta i rischi di violenza di genere in Italia.
Cosa sono gli incel?

I due termini apparentemente indecifrabili utilizzati nei commenti che abbiamo citato vengono da una nicchia nata online, e piano piano impostasi nel mainstream: la cosiddetta galassia incel. Si tratta di una subcultura online composta principalmente da uomini che si definiscono incapaci di instaurare relazioni romantiche o sessuali (involuntary celibates, celibi involontari) nonostante le desiderino. Caratterizzata da forum e comunità virtuali, è contraddistinta da una visione del mondo misogina, da teorie cospirative sulle dinamiche sociali e sessuali, e da un linguaggio codificato. E come i commenti di questi giorni dimostrano, è capace di intossicare strati sempre più ampi della popolazione. Emergendo nel dibattito corrente.

“Cumcettina”, l’odio nei confronti delle donne

In questo contesto la parola “Cumcettina” la figura femminile che rifiuta sistematicamente gli uomini considerati inferiori secondo una presunta gerarchia estetica. È una storpiatura del nome Concetta o Concettina (nome diffuso nel sud Italia, con una connotazione dispregiativa meridionalista) e designa una ragazza dall’aspetto e dalla personalità anonime, alla ricerca di partner che siano più attraenti di lei. Il prefisso “Cum” è ripreso dall'inglese (significa: sperma) e allude in modo ammiccante a un presunto passato di promiscuità sessuale delle donne in questione.

Ed è così che a poche ore dal brutale femminicidio di Sara Campanella, uccisa da un collega ossessionato da lei e che era sempre stato ossessionato, per alcuni uomini è scattato il riflesso condizionato: era una “cumcietta”, una che in fondo se l’è cercata quella fine. 

“Ipergamatrice: non ci mancherai”

A rimestare in questa cloaca maschilista vengono a galla altri termini. Termini presi di peso dalle scienze sociali e riproposti, decontestualizzati, per insultare e vittimizzare donne che sono state uccise dagli uomini. Come “ipergamare”, che partendo dall’ipergamia – che secondo Treccani è “l’usanza matrimoniale secondo la quale gli appartenenti a un gruppo sociale scelgono il coniuge in un gruppo di posizione superiore al proprio” – approda a un risultato simile a quello di “Cumcietta”: donne che cercano uomini più attraenti o economicamente privilegiati. Anche in questo caso un commentatore lo ha utilizzato per parlare dell’uccisione di Campanella, a commento di un articolo che citava un post scritto dalla ragazza online e che recitava: “Mi amo troppo per stare con chiunque”.

Zero empatia, vittimismo e suicidi dentro le valigie

Una frase ritenuta sufficiente dal commentatore per arrivare a questa definizione: “Un’ipergamatrice che credeva di avercela solo lei: corteggiata solo per avere una medusa tra le gambe, al contempo rifiutava tutti i suoi spasimanti perché lo voleva biondo, occhi azzurri, di almeno 2.10m , con 8 addominali e il conto corrente a 6 zeri. Non ci mancherai”. E un altro: “Il prezzo per ipergamare diventa sempre più alto”. Meno gergale, e non per questo meno sbalorditivo, è il commentatore che dopo il ritrovamento del cadavere di Ilaria Sula dentro a una valigia commenta: “Potrebbe essersi suicidata, ma ecco subito a criminalizzare gli uomini".

E se a saltare agli occhi è la spaventosa assenza di empatia di chi affida  un commento del genere ai social con il suo nome e la foto in bella vista, la vera preoccupazinoe sta nel fatto che molti giovani maschi hanno introiettato una serie di pregiudizi e visioni distorte della società . Chi si occupa di educare e restituire alla società uomini convinti dell'esistenza di un mercato sessuale che li discrimina, dove le donne esercitano un potere senza limiti e lo usano per discriminarli?

Nella galassia incel questi uomini si auto-definiscono “Piergiorgio”, bravi ragazzi normali costretti dal privilegio delle donne ad accontentarsi di partner meno attraenti, perché a loro verrebbero preferiti i Chad (uomini presentanti, oggetto della attenzioni delle “Cumcettine”).

Non è solo un problema di “alcuni maschi”

Il rischio è considerare questi fenomeni come stranezze ed estremizzazioni tipiche di una minoranza radicalizzata e stramba. Gli studi psicologici, invece, fanno notare come le manifestazione dell’ideologia incel nascano da meccanismi psichici comuni a tutte le persone e basati sulla sofferenza. L’aridità di queste solitudini, l’introiezione di un’ideologia di mercato competitivo capitalista applicato alle relazioni interpersonali, l’oggettivizzazione delle caratteristiche fisiche di donne e uomini interrogano l’incapacità delle istituzioni di farsi carico di vissuti fatti di dolore, esclusione e paure sociali. 


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