L'influenza, in Versilia 80 pazienti a rischio vita per i postumi. Quali sono i danni permanenti
Il responsabile dell’unità di Igiene pubblica dell'ospedale: la maggior parte dei pazienti gravi non era vaccinata. In scuole e Rsa continua a circolare la scabbia: due casi in una superiore e altri registrati in alcune strutture per anziani
VIAREGGIO. Ottanta persone, dagli inizi di gennaio quando si è raggiunto il picco stagionale, ad oggi, in Versilia, hanno rischiato la vita per una “semplice” influenza. Ottanta, all’incirca, sono stati infatti i ricoveri all’ospedale unico della Versilia di persone, non vaccinate e per la maggior parte con patologie pregresse, il cui quadro clinico è stato seriamente compromesso dal virus dell’influenza; per una decina di questi ottanta pazienti, la guarigione definitiva non è mai arrivata e probabilmente, purtroppo, non arriverà mai: perché in conseguenza dell’influenza hanno contratto polmoniti che li hanno lasciati allettati o costretti a spostarsi in carrozzina. In alcuni casi, perfino, in conseguenza della polmonite influenzale sono stati colti da infarti miocardici.
L'importanza di vaccinarsi
È il dottor Franco Barghini, responsabile dell’unità di Igiene pubblica Versilia, a tracciare l’amaro bilancio delle conseguenze dell’influenza sulla popolazione locale. Conseguenze che potrebbero essere evitate ricorrendo alla vaccinazione, contro il virus antinfluenzale, appunto. «La maggior parte delle persone ricoverate per influenza – spiega il dottor Barghini – non erano vaccinate». Mentre invece la funzione del vaccino, è proprio quella «di aiutare a non avere complicanze per l’influenza. I vaccini di oggi sono estremamente più efficaci rispetto al passato; peccato che non vengano sfruttati. Lo scorso inverno abbiamo rilevato una copertura del 50% nella fascia di età fra 60 e 65 anni. Le conseguenze si ripercuotono in primo luogo sulle persone e in secondo in ambito sanitario. Chi ha contratto patologie derivate dall’influenza ed è stato ricoverato, necessita spesso di controlli post dimissione», fino ai casi di danno permanente in cui l’assistenza necessaria dovrà essere continua. Come sottolinea il responsabile dell’Igiene pubblica, «dal 1980 al 2009, anno della pandemia influenzale, sono stati scoperti fra trenta e quaranta virus. Il mondo è in continua evoluzione e così anche le scoperte».
Virus e non solo
La convivenza, la vita di comunità, espone le persone a rischio di virus ma anche di malattie della pelle causate da parassiti: come la scabbia, di cui si sono registrati, negli ultimi giorni, due casi a Viareggio: si sono verificati nella stessa scuola superiore ma in classi diverse, come conferma il dottor Barghini. Non sono stati i soli: alcuni casi nel corso degli ultimi mesi, si sono registrati nelle Rsa. «La scabbia c’è sempre stata, c’è e ci sarà – tiene a sottolineare l’esperto –. È determinata da un acaro tipicamente umano che si incunea nei primi strati delle pelle, dove depone le uova determinando lesioni che provocano grattamento». Le parti del corpo che possono più facilmente essere attaccate dall’acaro della scabbia «sono le più esposte ma anche le più umide, come le ascelle e la piega del gomito, ad esempio. Se non si presta attenzione ai primi sintomi della malattia, il rischio è che si propaghi: avvisaglie sono lesioni da grattamento e piccoli ponfi».
Le contromisure contro la scabbia
Quando il caso di scabbia viene accertato – come nella scuola viareggina – scattano le sanificazioni degli ambienti e le misure di cura per la persona aggredita, ma anche la profilassi per tutte le persone venute a contatto con lei. «L’acaro della scabbia – fa notare Barghini – è un microrganismo che si trasmette per contatto diretto, di mano con mano o toccando, o utilizzando, materiali contaminati, vale a dire asciugamani, federe, lenzuola, accappatoi. «Se c’è un caso di scabbia in famiglia, è bene che anche i familiari della persona che l’ha contratta e deve curarsi, facciano visite di verifica: anche una lesione ipotizzata viene trattata. Esistono trattamenti efficaci e risolutivi in tempi brevi». Secondo il responsabile dell’igiene pubblica, comunque, i problemi più marcati per la diffusione di scabbia si ritrovano nelle Rsa, dove «ospiti con deficit cognitivi importanti non è detto che segnalino un prurito subito al suo insorgere. Questo può causare ritardi nella diagnosi; nel frattempo la scabbia può colpire anche gli operatori sanitari e si creano piccole epidemie. Da parte nostra – conclude – come medici siamo sempre disposti a fare incontri col personale, di scuole come di Rsa ».