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Pontedera, c’è chi difende il professore accusato di abusi. Si parla di un altro caso di un insegnante e di chat sconvenienti

di Andreas Quirici
Pontedera, c’è chi difende il professore accusato di abusi. Si parla di un altro caso di un insegnante e di chat sconvenienti

L'avvocato dell'insegnante: "Ascoltate solo tre ragazze, non si capisce perché non sono stati sentiti altri alunni"

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PONTEDERA. L’arresto ai domiciliari di un insegnante per violenza sessuale e molestie nei confronti di una studentessa ha sconvolto la vita al liceo Montale di Pontedera – scuola in cui il professore lavorava – dove ieri mattina sono arrivate le telecamere della Rai per la trasmissione La vita in diretta. Ma la vicenda ha stravolto anche la vita dell’uomo, ormai vicino alla pensione, che il suo legale, l’avvocato Andrea Massaini di Fucecchio descrive come «una persona devastata da un’accusa infamante» e che «non eserciterà più la sua professione» a causa di quanto accaduto nell’anno scolastico 2021-2022.

In quel periodo l’insegnante era in servizio in un altro istituto del villaggio scolastico, mentre la presunta vittima degli atti sessuali contestati all’uomo era minorenne. Nel racconto fatto da quest’ultima a una professoressa sarebbero emersi palpeggiamenti ai fianchi quando veniva chiamata alla lavagna e conversazioni fra i due poco opportune. Un quadro complesso a cui ieri, al microfono dell’inviata della televisione di Stato, alcuni ragazzi hanno confermato l’accaduto ma altrettanti hanno reagito in maniera opposta, descrivendo il docente come «una brava persona».

Studenti e tv

«Quando l’abbiamo scoperto siamo rimasti sconvolti», commenta un gruppetto di ragazze all’uscita di scuola durante le riprese televisive. «Siamo sotto choc, di fatto – aggiungono altre – poteva succedere a chiunque di noi». Qualcuno prova ad addentrarsi nel labirinto di episodi, finora taciuti ma che secondo l’accusa, sarebbero accaduti in più di un’occasione. «Diceva che lo aveva fatto per sbaglio», sottolineano i più audaci. Gli studenti parlano, si confrontano e le opinioni si dividono. Tra chi ripercorre i tasselli di un puzzle complicato e richiama echi di casi che potrebbero avere più o meno attinenza con la vicenda. E chi difende a spada tratta il prof. «Era buono – sottolineano altri studenti – una persona generosa. Ci portava sempre la merenda e ti aiutava se eri in difficoltà».

Niente dichiarazioni

Ma mentre i giovani osano, gli adulti al Villaggio scolastico mantengono il massimo riserbo. Un silenzio che parla di rispetto nei confronti soprattutto delle adolescenti coinvolte ma anche del docente. La preside del Montale, Maria Papa, davanti alle telecamere della Rai si limita a dire di non voler commentare, visto che ci sono le indagini in corso. Nessuno, né i presidi, né i colleghi, tanto meno le famiglie ritengono di poter commentare una storia che non mancano di definire “delicata”. Tra denunce, testimonianze, versione difensiva e carte dell’inchiesta. Una storia che ha assunto rapidamente rilevanza nazionale, fatto il giro dei social network e dei mezzi di comunicazione italiani. Che, però, pesa come un macigno sul mondo della scuola, baluardo dell’istruzione e centro di educazione, inquietando allo stesso tempo i genitori dei tantissimi ragazzi che frequentano gli istituti superiori di Pontedera e che ogni giorno si ritrovano in quella cittadella della cultura a due passi dal centro e l’intera comunità della città della Vespa. Dove, da quando è esplosa la notizia, non si fa che parlarne. Sotto voce, nelle chat di WhatsApp dei giovani ma pure in quelle di classe dove sono i padri e le madri a partecipare.

Ricostruzioni

Le ipotesi si rincorrono e scuotono le coscienze, generando un misto di stupore e preoccupazione. Non solo perché è passato diverso tempo da quando i fatti sarebbero accaduti. Ma anche perché l’episodio, almeno nelle parole dei ragazzi, non sembrerebbe isolato. C’è infatti chi riferisce di messaggi scorretti inviati nelle chat da un altro insegnante tanto da spingere gli studenti a lamentarsi con la dirigenza che poi avrebbe bloccato le comunicazioni digitali. E chi riporta di aver assistito a «occhiate sconvenienti» lanciate nelle scollature delle studentesse.

Domande della difesa

Una vicenda che, comunque resta tutta da chiarire. E su cui il difensore dell’insegnante nutre forti perplessità. «Prima di tutto mi chiedo perché non siano stati sentiti ancora gli altri ragazzi che componevano la classe in cui si sarebbero svolti i fatti contestati dalla Procura – dice ancora l’avvocato Massaini –. Sarebbe stato utile ascoltare le versioni di chi ha assistito alle lezioni, non solo della presunta vittima e delle sue due amiche. Poi mi domando il motivo che ha portato la polizia ad arrestarlo a scuola, davanti a tutti. Avrebbero potuto prelevarlo la mattina a casa, come avviene quasi sempre in circostanze del genere. Fra poco, comunque, cominceremo a produrre elementi per la strategia difensiva».

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