Edoardo Bove, la storia clinica e le attese dopo il malore
Un anno e mezzo fa il giocatore ha avuto una miocardite. Ora c’è da capire se sia la causa scatenante
FIRENZE. La luce dopo la paura. Ma soprattutto le parole. «Io voglio giocare, voglio giocare: fatemi uscire». La grande paura Edoardo Bove l’ha spazzata via con un dribbling da solo. Il giocatore della Fiorentina, 22 anni, caduto all’improvviso in campo per un malore al 17’ del primo tempo della gara tra i viola e l’Inter di domenica sera, dopo aver trascorso una notte tranquilla, ieri mattina, è stato estubato. Ora è fuori pericolo: la paura di ripiombare in un incubo a occhi aperti sembra davvero scongiurata.
Il primo sorriso
È stata la stessa società viola, insieme all’ospedale di Careggi di Firenze, a comunicare passo dopo passo, quello che stava accadendo nelle stanze di terapia intensiva cardiologica dove il giocatore è seguito da cardiologi e rianimatori «Il ragazzo è sveglio, vigile e orientato – ha scritto in una nota -. Ha parlato con la famiglia, la dirigenza, il mister e i compagni che sono accorsi a trovarlo non appena ricevuta la bella notizia. Nei prossimi giorni verranno effettuati nuovi accertamenti per stabilire le cause che hanno determinato la situazione critica di domenica». Di buon mattino, a Careggi, erano già tornati i direttori della società, quello sportivo Pradè e quello generale Ferrari, che non hanno mai lasciato sola la famiglia del ragazzo, genitori e fidanzata. Alla spicciolata, come già era successo domenica sera, poi, sono tornati i compagni di squadra, con il tecnico Raffaele Palladino in testa. La forza di una “famiglia” è anche questa: uno al fianco dell’altro nel momento del bisogno. E anche Bove non si è tirato indietro, pur da un letto d’ospedale. A rassicurare tutti ci ha pensato lui.
In campo per lui
Col suo sorriso ha convinto i compagni a tornare in campo, senza smettere di vincere. Anche per lui. «Giocheremo in Coppa Italia con l’Empoli – ha spiegato Ferrari -, Bove ha parlato con la squadra, li ha convinti. C’è voglia di tornare a vivere in fretta, grazie all’entusiasmo che lui ci ha trasmesso. Sta sentendo, oltre alla vicinanza dei tifosi viola che sono stati eccezionali, anche quella di tutto il mondo del calcio, che ha espresso parole bellissime nei suoi confronti, insieme al mondo dello sport (dal presidente della Fifa Gianni Infantino fino al numero uno della Federcalcio Gravina, arrivato a Firenze) e della politica. Per tutta la notte, non c’è stata società che non ci abbia cercato».
Dagli Usa, è stato in contatto costante coi suoi uomini anche il presidente della Fiorentina Rocco Commisso: nel pomeriggio ci ha parlato, gli ha mandato un forte bacio e un grosso in bocca al lupo. «Ti aspettiamo presto in campo – gli ha detto – guarisci in fretta». Quanto ai rischi per la carriera il dg Ferrari ha aggiunto: «È presto: ci auguriamo di no, ma parliamo di diagnosi e analisi che verranno fatte nei prossimi giorni. Abbiamo preso un grande spavento, adesso siamo molto più tranquilli: lo abbiamo toccato, accarezzato e salutato tutti». Una città in apprensione, in un attimo si è ritrovata finalmente a respirare con leggerezza, ricacciando in un angolo spettri del passato e incubi mai sopiti del tutto.
Le indagini cliniche
Adesso, sarà la medicina a dover ricostruire passo dopo passo che cosa abbia generato la torsione di punta che ha provocato la tachicardia ventricolare molto grave ad alta frequenza con ipotassemia, trattata fin dai primi minuti, già sull’ambulanza, dove è stato defibrillato (come spiegato dai soccorritori) e rianimato. Bove è arrivato a Careggi in autonomia respiratoria e vascolare. Gli esami svolti hanno escluso che a innescare l’arresto cardiaco al Franchi siano state patologie coronariche. È emerso che un anno e mezzo fa il centrocampista ha avuto una miocardite, ma non è detto che sia stata la causa dello choc. Da subito – e questo è stato il primo mezzo sospiro di sollievo – sono stati esclusi «danni acuti a carico del sistema nervoso centrale e cardiorespiratorio». Ieri mattina, si è quindi proceduto al risveglio e allora sì: il sole di Firenze, in attimo, si è fatto caldissimo. Intanto, la procura è stata informata sul caso: «Seguiamo l’evoluzione della vicenda per valutare» ha detto il procuratore Spiezia.
Un bacione a Firenze
Bove, con tutta la sua famiglia, sono stati abbracciati da una città intera. Lo striscione dei tifosi della curva Fiesole che nella serata di domenica era stato esposto fuori dall’ospedale – “Forza Edoardo, Firenze è con te” – col permesso del personale sanitario è stato affisso dentro il reparto di terapia intensiva, fuori dalla stanza dove è ricoverato il giocatore. L’amore con la città, del resto, era scoccato fin dall’inizio. Ha scelto di vivere nel cuore della città e, agli amici più stretti, questo feeling scoccato non lo ha mai nascosto.
Che fosse già diventato un “figlio di Firenze” Edo lo aveva già intuito, ora ancor di più. Passata la paura, il primo step è quello di capire che cosa abbia causato il malore.