Il Tirreno

Pisa

L'intervista

Luigi Simoni, il portiere dell'ultima promozione in A del Pisa: «La mia carriera tra l'Arena e Cosenza. In Calabria non sarà una passeggiata, vi spiego perché»

di Andrea Chiavacci
Luigi Simoni oggi e ai tempi del Pisa
Luigi Simoni oggi e ai tempi del Pisa

Ha difeso la porta del Cosenza dal 1984 al 1989 e quella del Pisa dal 1989 al 1991: «No, abbiamo un modo di parare diverso»

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PISA. Quella di sabato 29 marzo alle 15 allo stadio San Vito Marulla di Cosenza è la sua partita. Luigi Simoni, classe 1965, ha difeso la porta del Cosenza dal 1984 al 1989 e quella del Pisa dal 1989 al 1991. Ottenendo una promozione in B con i rossoblù e una in A con i nerazzurri. Segue poco il calcio di oggi, a parte le due squadre che sono rimaste nel suo cuore. Pisa secondo con 60 punti, Cosenza ultimo con 25, ma non sarà una partita scontata.

Simoni, è proprio l’ultima chance di salvezza per il Cosenza quella contro il Pisa?

«Penso di sì, anche se non sarà facile ripetere le imprese del recente passato quando il Cosenza ha conquistato la salvezza attraverso rimonte pazzesche. La stagione era iniziata sotto altri auspici e Alvini aveva portato fiducia nell’ambiente nonostante la mazzata del meno 4. Penso che la società abbia gestito male il rapporto tra squadra e città. I calciatori si sono sempre impegnati come si è visto anche nel 2-2 di Pisa, ma a gennaio bisognava intervenire sul mercato. Serviva gente di qualità ed esperienza che non è arrivata. E la situazione è precipitata fino ad arrivare al cambio in panchina».

Qual è la trappola in cui non deve cadere il Pisa?

«Non deve dare niente per scontato. Penso che con un tecnico come Inzaghi, che fa del pragmatismo uno dei suoi punti di forza, i nerazzurri non commetteranno l’errore di sottovalutare l’avversario. Inzaghi è stato bravo a dare fiducia a un gruppo che veniva da due stagioni difficili. Nel calcio c’è poco da inventare, secondo me. Tatticamente Inzaghi non è certo uno sprovveduto, ma prima degli schemi sa come far rendere al meglio i singoli. E gestire al meglio la squadra. Questo sta facendo la differenza».

Che tipo di partita si aspetta di vedere dalle due squadre?

«Il Cosenza proverà ad essere aggressivo, ma al tempo stesso dovrà stare attento a non scoprirsi. Proprio perché il Pisa sa essere micidiale nelle ripartenze. L’aspetto mentale può fare la differenza. Il Pisa ha la forza e la consapevolezza che si è conquistata attraverso un cammino fin qui eccellente, mentre il Cosenza dopo un derby perso come quello per 4-0 a Catanzaro potrebbe essere sfiduciata e in difficoltà a livello psicologico. Comunque mi aspetto una gara molto combattuta».

Chi può deciderla?

«Nel Cosenza uno dei giocatori più imprevedibili resta Garritano e, se giocherà dall’inizio, Florenzi. Nel Pisa come fai a fare un nome? La differenza la sta facendo il collettivo. È davvero un bel giocattolo. È tutta l’organizzazione della squadra che funziona. Tramoni è uno di quei singoli che sa esaltare il collettivo».

Come giudica il portiere nerazzurro Semper?

«È un portiere efficace, ha trovato una dimensione importante a Pisa. Le sue prestazioni dipendono anche da come difende la squadra. Era così anche per me quando abbiamo vinto il campionato di B con Luca Giannini».

Siete simili in qualche modo?

«No, abbiamo un modo di parare diverso. E nell’esperienza di Pisa devo ringraziare molto il preparatore dei portieri Massimo Pierotti. All’inizio Giannini era un po’ preoccupato perché avevo l’abitudine di parare tenendo le gambe divaricate. Pierotti mi disse di non cambiare stile se ero abituato in quel modo. E le cose andarono bene, soprattutto in B dove nel girone di andata ho subìto appena 7 reti e alla fine siamo stati la seconda miglior del campionato con soli 23 gol al passivo».

Un auspicio per questo finale di stagione?

«Mi auguro che Pisa e Cosenza possano raggiungere i rispettivi traguardi. Spero di essere ricordato non più come l’ultimo portiere nerazzurro ad aver raggiunto la serie A, ma come il penultimo».


 

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