Sterilizzare cani e gatti, i consigli del veterinario
Antonio Bartoli: è importanteseguire i segnalicomportamentalidegli animali
È giusto sterilizzare i cani e i gatti? In quali casi? Quando l’intervento chirurgico è consigliato e quando no? Abbiamo rivolto queste domande al dottor Antonio Bartoli, alla guida dell’ambulatorio veterinario di via Arnolfo di Cambio, a Empoli.
Dottore, che dire intanto dell’utilità della sterilizzazione dei gatti?
«Deve iniziare a pensare alla sterilizzazione chi abbia dei gatti nati tra la primavera e l’estate 2024 e quindi stanno raggiungendo ora la maturità fisica e anche sessuale. Ecco, in questo caso è necessario prendere una decisione che, soprattutto, nel gatto non può essere rimandata».
Come si manifesta il cosiddetto “calore”?
«Nella gatta ci sono segni comportamentali chiari: mostra il posteriore, alza la coda, miagola in un modo particolare. Nella cagnolina, invece, perdite e gonfiore. In questa direzione ricopre un ruolo centrale la luce solare, a cui sono sensibili gli ormoni dei gatti. Questo crea due ordini di problemi: andando in calore fino a quando non si accoppia, una gattina tenuta in casa può andare in calore anche due-tre volte al mese, diventando ingestibile per il proprietario, mentre la gatta può andare incontro a problemi di salute: infezioni all’utero, tumori ovarici e mammari. Nel caso dei felini, quindi, la sterilizzazione deve essere precoce. In altre parole, o subito prima oppure subito dopo il primo calore per garantire la salute degli animali nel corso degli anni».
E nei maschi?
«Per il maschio, nel momento della maturità sessuale, abbiamo un piccolo felino che tende a diventare selvatico: marca il territorio, tra cui divani, poltrone, e anche il letto, ed emana un odore molto forte, fastidioso. Per questa doppia natura di convivenza e per la natura di riproduzione è necessario intervenire al più presto».
Che dire invece dei cani?
«Per loro è diverso: c’è uno studio americano che dimostra come la sterilizzazione precoce di una cagnolina possa causare problemi di natura tumorale. Deve essere valutato caso per caso e sbaglia anche chi pensa di far riprodurre la cagnolina almeno una volta nel tentativo di evitare di far insorgere problemi all’apparato riproduttivo. La strada maestra, quindi, resta la sterilizzazione dopo tre-quattro cicli ovarici».
Cosa deve indurre il proprietario a procedere con la sterilizzazione?
«Se la cagnolina ha problemi come, ad esempio, false gravidanze o sanguinamento prolungato, è il caso di valutare la sterilizzazione. Il consiglio è quello di rivolgersi al proprio veterinario per decidere quale sia la strada migliore. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che si tratta di un intervento chirurgico e, di conseguenza, bisogna valutare rischi e benefici. Nelle cagnoline, anche a distanza di anni dall’intervento, possono manifestarsi dei disturbi. Ad esempio, il 10 per cento di quelle sterilizzate, a una certa età, ha problemi di incontinenza urinaria».
Ci sono delle soluzioni alternative?
«Da qualche anno c’è una linea di prodotti farmacologici, gestiti dal veterinario, che danno una castrazione fisica reversibile nell’arco di 6-12 mesi, sia nel maschio che nella femmina. Questo aiuta molto a capire la cosa migliore da fare».
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