Il Tirreno

Toscana

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Animali

L’addio ai nostri amici a quattro zampe: dolore, ricordi e la speranza di un nuovo inizio

di Linda Salvadori *

	Da sx Neve che ha 3 anni, Aron (10 anni) e Amanda (11 anni)
Da sx Neve che ha 3 anni, Aron (10 anni) e Amanda (11 anni)

Non sentire la loro presenza, vedere la cuccia vuota ci fa pensare ai tanti momenti vissuti come un familiare

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La vita non è infinita, e molto spesso mi viene da dire purtroppo; non è infinita né per noi umani, né per i nostri amici a quattro zampe. I nostri compagni pelosetti ci accompagnano per un periodo di tempo, che anche se in realtà sono anni, per noi padroni sembrano attimi. Quando si decide di avere un compagno di vita, spesso non ci pensiamo nemmeno alla possibilità di potergli dire addio. Non siamo pronti a non sentire più le fusa del nostro gatto, la corsa che fa un cane quando rientri a casa, o non siamo pronti a non vedere più i danni che spesso possono combinare. Purtroppo però nessuno è immortale, anche se noi pur di farlo vivere anche un giorno in più di noi, daremmo la nostra vita. E sappiamo tutti quanti che se un giorno, ci fosse un modo di farlo vivere per sempre, spenderemo tutti i soldi possibili per lui.

Perché siamo tutti consapevoli che avere un compagno di vita come loro, ci cambierà totalmente la vita, in tutti gli aspetti possibili, e la stessa identica cosa capiterà quando ci lasceranno. Si spera che accada il più lontano possibile, ma purtroppo nessuno può sapere quando avverrà, dove avverrà, come avverrà e soprattutto perché avverrà. Si tratta di una situazione, la quale una volta che si decide di avere il nostro amico, automaticamente è come firmare un contratto senza vedere la scadenza, ovvero la morte. E la perdita di loro lascia un vuoto incolmabile, che non si augura di vivere a nessuno, perché è come essere lasciati a se stessi; la sensazione di vuoto ci assale, alcune volte anche semplicemente le lacrime sembrano inutili, perché pensiamo di essere noi la causa della loro scomparsa. Non sentire più la loro presenza è una situazione drammatica, vedere la cuccia vuota è deprimente e non sentire più la loro voce ti fa andare in subbuglio. Non poterlo più accarezzare, ti manda in panico e i giorni più che passano più che cominciano ad essere pesanti. A tutti prima o poi dovrà succedere, ed a malincuore a me è capitato già due volte in un anno, per due motivi completamente differenti. Alcune volte, la cosa più brutta è essere tu la responsabile della sua vita, e ti senti impotente. Non sai se farlo riposare in pace, perché ha già sofferto troppo, oppure non sai se farlo vivere per stargli accanto ancora gli ultimi minuti. E qualunque sia la scelta che si faccia, ci si sentirà sempre in colpa; o perché lo abbiamo “addormentato per sempre” o perché ha continuato a vivere con noi con tutte le sofferenze. A distanza di qualche mese, ho tratto delle conclusioni; la prima è forse quella che più mi ha aiutato ad andare avanti. Ricordare il proprio amico per le risate e l’affetto che ci ha dato, e non perché è morto. Ricordarlo perché è volato via è più doloroso di ricordarlo per quelle facce buffe che faceva o per le fusa che assomigliano ad un trattore appena acceso.

Io ricordo la mia cucciola perché ogni volta che mi vedeva si accoccolava su di me, perché mi abbaiava mentre mi correva a salutare e perché se la lasciavi correre era una “mina vagante”.

E poi ho tratto una morale che può essere più o meno giusta. Io credo che il suo addio, sia stato un messaggio doloroso sì, ma che sotto, sotto teneva un non so che di buono. Il suo addio l’ho visto anche come un “Grazie per avermi dato così tanto affetto, ora posso andare felice! il momento di salutarti è arrivato, cerca di prenderti cura di chi ne ha bisogno ora! ”. E all’inizio faticavo a crederlo, lo ammetto, finché non ho visto lo sguardo perso di Neve, la nuova mia amica. Appena l’ho vista, non ho pensato a null’altro che era segno del destino e che doveva vivere una vita piena di coccole e di avventure con me. Può essere difficile dire addio ai nostri cuccioli, e quando bisogna farlo, le lacrime non bastano mai. E mentre mi prendo cura della mia nuova sorella “minore”, io ogni tanto saluto con un sorriso, chi ha voluto che fossero andate così le cose, senza mai dimenticarla.

* Studentessa V -At ITCG Fermi di Pontedera
 

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