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Riforma dei porti tra sussurri e grida: cosa sta succedendo

di Maurizio Campogiani

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Si riaccende il dibattito sull’ennesima modifica della Legge 84/94

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Come una zanzara che in una calda serata estiva si avvicina di tanto in tanto con il fiero proposito di prendere qualche goccia del sangue della possibile vittima, così l’ennesima riforma dei porti di tanto in tanto rispunta nel dibattito politico italiano. A trenta anni esatti dalla promulgazione, la 84/94 ha già subito modifiche nel 2016 dietro la spinta dell’allora Ministro Delrio. Adesso si vuole andare oltre. Nei giorni scorsi il viceministro Edoardo Rixi, intervenendo al Forum Shipping and Intermodal Transport, organizzato dal Secolo XIX, ha annunciato che è imminente la presentazione delle proposte di modifica alla legge.

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L’intento del Governo, che vorrebbe favorire investimenti dei privati nel settore, sarebbe quello di avere un sistema in grado di competere ad armi pari con i porti del Nord Europa. Per questo si sta pensando ad un soggetto unico nella gestione della portualità nazionale, al fine di evitare quelle che secondo Rixi sono contrapposizioni dannose tra scalo e scalo. L’idea è quella di replicare una sorta di Enav, l’ente nazionale di assistenza al volo, guarda caso guidato da un esperto della portualità, Pasqualino Monti.

Le esternazioni del viceministro della Lega hanno però fatto scattare il classico campanello d’allarme nel centrosinistra. La deputata del Partito Democratico, Valentina Ghio, chiede che Rixi riferisca al più presto in Commissione Trasporti le linee guida della risoluzione dei porti prima che venga presentata al Cipom, il Comitato Interministeriale per le Politiche del Mare. La parlamentare dem annuncia che insieme ai colleghi della Commissione trasporti ha richiesto al riguardo un’audizione urgente con il viceministro.

«Chiediamo chiarezza»

«In Commissione, in questa legislatura – aggiunge – sono state presentate diverse risoluzioni sui temi oggetto della riforma e nelle varie audizioni il cluster portuale ha sollevato anche preoccupazioni sul suo impatto con l’organizzazione consolidata del lavoro portuale. Ci sembra inusuale e poco rispettoso di quel lavoro parlamentare apprendere dell’avvio dell'iter senza che ne vengano esplicitati i principi guida e le impostazioni prima in Commissione. Un primo passaggio fondamentale che deve andare di pari passo con la chiarezza sulle competenze. A oggi, infatti, non è chiaro quale Ministero deciderà sulla riforma, se quello del mare con a capo Musumeci o quello dei Trasporti di Salvini, in un rimbalzo di competenze, che genera confusione e risultati contraddittori. Viene fatto cenno a un super ente nazionale ma senza alcuna chiarezza sulle competenze in rapporto con le Autorità di Sistema. Non sappiamo se ci saranno eventuali interventi sulla modifica dello stato giuridico delle Adsp o se la riforma andrà a modificare l'equilibrio raggiunto nel sistema del lavoro portuale. Chiediamo al Governo idee chiare su un tema strategico per il Paese e adeguata informazione e trasparenza sulle commissioni parlamentari competenti».

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