Livorno, nell'ex Chiccaia le case prendono forma: «I tre palazzi pronti a metà del 2026»
Sopralluogo del sindaco Luca Salvetti nel cantiere del rione di Shangai: «Bisogna dare risposte a chi aspetta». Obiettivo giugno del prossimo anno. Le parole del presidente di Casalp, Marcello Canovaro
LIVORNO. Shangai, diventare più bella si può. Un quartiere popolare, in gran parte basato sull’edilizia pubblica, trascurato per troppo tempo, ma destinato ad aprire una nuova pagina. Con il suo progetto principe, là dove un tempo c’era il complesso della “Chiccaia”, e dove (era l’ora) si comincia a vedere il frutto da quel germe del bando di periferia partito nove anni fa. Due giorni fa il sindaco Luca Salvetti, assieme al presidente di Casalp Marcello Canovaro, ha fatto una visita sui cantieri e i lavori, effettivamente, hanno fatto registrare un impulso. I tre palazzi che devono essere terminati in quell’area entro la metà del prossimo anno, sono tutti decollati e niente lascia pensare che, passati i problemi iniziali, possano verificarsi ulteriori ritardi. Che tra l’altro, non sono più permessi.
Salvetti – dopo oltre un’ora di sopralluogo, di garanzie sul rispetto dei tempi e di spiegazioni ricevute dai tecnici circa le tecniche adottate – è andato via visibilmente soddisfatto, appuntando in agenda il ritorno sul posto fra qualche tempo. «Bisogna dare risposte a chi aspetta un alloggio», ha detto prima di salire in auto per tornare in municipio. Il cantiere è interamente operativo. Sull’edificio partito per primo si è già arrivati al secondo piano e si attende il montaggio del solaio di copertura.
«Siamo a buon punto a livello strutturale – dice il presidente di Casalp, l’istituto provinciale per l’edilizia abitativa, Marcello Canovaro –. A parte il pian terreno, edificato interamente in cemento armato, dove troveranno posto i garage, tutto viene su con pannelli in legno stratificato X-Lam, materiali completamente antisismici, metodi collaudati da anni in Giappone. Prime costruzioni di questo tipo che vediamo a Livorno». Si tratta di lavorazioni, finite le fondazioni e il pian terreno, in cui non serve l’uso di acqua. Tutto a secco. Pannelli sollevati con le gru, calati negli alloggiamenti previsti ed avvitati, assemblandoli tra loro.
Nel frattempo si sta andando avanti con gli altri due palazzi, e il materiale che serve per andare avanti è già presente in loco. Sui tempi, visti i ritardi già accumulati, si conta di non registrare più intoppi. «La scadenza è stringente – riprende il numero uno delle case popolari labroniche – non dobbiamo andare oltre giugno 2026 per il completamento, anche se resteranno altre componenti senza le quali non potrà essere possibile la certificazione di abitabilità. Si va dalle finestre, agli impianti di riscaldamento. Tutta roba tuttavia già commissionata e che dovrebbe arrivare non appena gli edifici saranno ultimati. Senza dimenticare, l’allaccio a tutte le utenze: luce, acqua, gas e le fognature». Oltre 50 gli appartamenti. Sono trascorsi poco più di otto anni dal bando statale per le periferie e dei suoi finanziamenti, poco più di quattro dall’abbattimento del blocco da 126 alloggi tra via Bixio e via Paretti. Vedremo tre nuovi palazzi e un totale di 54 abitazioni che potranno comunque arrivare a compimento dopo la proroga concessa dal governo per opere che prevedevano che almeno il primo stabile fosse ultimato entro lo scorso dicembre. Problemi da parte della ditta costruttrice, la Insel di Roma (poi risolti) hanno fatto accumulare un ritardo che non sarà colmabile.
La possibilità di slittare, senza però più perdere tempo, ha dato una boccata d’ossigeno. Un’operazione complessiva da oltre nove milioni, di cui 6,9 statali, 1,5 di mutuo del Comune con Cassa depositi e prestiti e il resto dalla Regione Toscana e che prevede, ma in un secondo tempo, l’edificazione anche della quarta costruzione, che sarebbe quella che nel progetto iniziale è la più bassa e con meno appartamenti.
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