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Quattro metri d’onda alla Bellana: «Così la boa è andata alla deriva»

di Claudia Guarino
Quattro metri d’onda alla Bellana: «Così la boa è andata alla deriva»

Livorno, il Cnr ha delineato le condizioni meteo durante il disancoraggio del galleggiante: «Questi studi permettono di capire qual è l’effetto delle mareggiate sulla costa»

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LIVORNO. Un’onda alta quasi quattro metri e – nel giro di tre minuti – la boa si distacca dal punto in cui è ancorata e finisce alla deriva, per poi spiaggiarsi alla Bellana ed essere recuperata dai vigili del fuoco. A disegnare le condizioni del mare ricostruendo, tramite l’impiego del radar installato allo Scoglio della regina, l’evento in questione è l’istituto per la bioeconomia del Centro nazionale delle ricerche che fa parte del Centro per l’innovazione e la tecnologia per il mare (Citem) di Livorno. «E questo studio – fanno sapere i ricercatori – consentirà di comprendere gli effetti delle mareggiate sulla costa anche durante gli eventi estremi che, a causa del cambiamento climatico, stanno aumentando di intensità e frequenza». Ma andiamo con ordine.

Il fatto

Lo scorso 28 gennaio il forte vento, e la conseguente mareggiata, hanno causato il disancoraggio di una boa verde che si trovava all’imboccatura sud del porto ed era utilizzata come segnale luminoso. La boa si è quindi “spiaggiata” alla Bellana ed è stata poi recuperata dai vigili del fuoco, che l’hanno sollevata con un’autogrù per consegnarla al comando zona dei fari e dei segnalamenti marittimi della Marina militare per il successivo riposizionamento.

Il lasso di tempo

Bene, il Citem ha ricostruito l’intero avvenimento. «È avvenuto tra le 11, 35 e le 11, 38 ora locale, come è stato documentato dal radar in banda X dell’Istituto per la BioEconomia del Consiglio nazionale delle ricerche installato presso lo Scoglio della Regina, che ha reso possibile rilevare in tempo reale il momento esatto del distacco della boa». Il radar ha quindi acquisito e analizzato le condizioni del mare prima, durante e dopo il fenomeno. In particolare «grazie alla capacità del radar in banda X di rilevare oggetti riflettenti e all’utilizzo di algoritmi di analisi è stato possibile individuare il momento in cui la boa ha rotto gli ormeggi andando alla deriva». E, nello specifico, il galleggiante «alle 11, 35 si trovava nella sua posizione di ancoraggio mentre alle 11, 38 non è più visibile dal radar».

I dati

Per quanto riguarda le condizioni del mare, secondo i dati acquisiti dal radar, durante l’orario del disancoraggio la mareggiata ha raggiunto i seguenti parametri: «Altezza significativa dell’onda 3, 78 metri; periodo di picco 8, 1 secondi; direzione di picco 243 gradi». Oltre a fornire le misure istantanee dei parametri delle onde «il radar fornisce anche le misure medie e lo spettro direzionale che mostra le componenti spettrali delle onde presenti nell’area di mare monitorata dal radar che nel caso specifico copre un raggio di circa 6 chilometri dallo Scoglio della Regina. Le serie storiche delle misurazioni hanno mostrato un graduale incremento dell’altezza delle onde nelle ore precedenti all’evento, evidenziando la progressione della mareggiata che ha una tipica forma a campana».

Lo scopo

Grazie al radar installato allo Scoglio della Regina gli scienziati possono quindi «analizzare in tempo reale la dinamica del moto ondoso, rilevare eventi critici e fornire dati utili per la gestione portuale e la sicurezza della navigazione». Per questo i ricercatori del Cnr sono attualmente impegnati «nello studio delle interazioni delle onde del mare, con particolare riferimento alle mareggiate di libeccio, con la costa e le infrastrutture costiere. Questo studio consentirà di comprendere gli effetti delle mareggiate sulla costa anche durante gli eventi estremi che, a causa del cambiamento climatico, stanno aumentando di intensità e frequenza. L’analisi delle serie temporali delle onde fornirà preziosi elementi per migliorare i modelli di previsione delle mareggiate e sviluppare nuove strategie per la protezione delle infrastrutture marittime».
 

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