Bonus rifiuti 2025: sconto del 25% sulla Tari, chi può richiederlo e come ottenerlo
Tutto ciò che c’è da sapere sulla misura che entra in vigore dal 28 marzo 2025
Il nuovo bonus sociale per la gestione dei rifiuti, noto anche come Bonus rifiuti TARI, introdotto nel 2019, entra finalmente in vigore nel 2025. In questo articolo analizzeremo il funzionamento del bonus, i criteri di accesso, il meccanismo di assegnazione automatica attraverso il sistema SGAte e il finanziamento tramite la componente perequativa amministrata dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali. Questa agevolazione, destinata alle famiglie in condizioni economiche difficili, è prevista dal Decreto Legge n. 124/2019 (convertito nella Legge n. 157/2019) e regolata dal DPCM del 21 gennaio 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 marzo 2025 ed effettivo dal 28 marzo 2025. Dopo anni di attesa, lo sconto sulla tassa rifiuti è finalmente operativo. Sebbene fosse stato previsto dall'articolo 57-bis del Dl n.124/2019, la sua attuazione è stata posticipata fino alla definizione dei criteri specifici tramite un DPCM, inizialmente atteso per il 2020.
Il regolamento
Il regolamento stabilisce le linee guida per l’applicazione delle agevolazioni sulla tariffa dei rifiuti per le utenze domestiche in condizioni di difficoltà economica. Dal 1° gennaio 2025 il bonus diventa effettivo, con l'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) incaricata di definirne le modalità operative entro quattro mesi dalla pubblicazione del decreto.
A chi spetta il bonus rifiuti?
Il bonus è riservato alle famiglie con un ISEE fino a 9.530 euro, soglia che sale a 20.000 euro per i nuclei con almeno quattro figli a carico.
Quali sono i vantaggi del bonus rifiuti?
L’agevolazione consiste in uno sconto del 25% sulla tariffa TARI o su quella corrispettiva. Il riconoscimento avviene in modo automatico, senza necessità di presentare domanda, seguendo un sistema simile a quello già adottato per i bonus su luce, gas e acqua. L’applicazione della riduzione sarà gestita direttamente dai Comuni o dai gestori del servizio tariffario.
Come viene assegnato il bonus?
I beneficiari vengono individuati attraverso la condivisione di dati tra Comuni e gestori del servizio rifiuti, sfruttando il sistema SGAte. Il finanziamento del bonus avviene tramite una componente perequativa, introdotta da Arera e applicata a tutte le utenze, domestiche e non domestiche. I fondi raccolti confluiscono in un conto speciale gestito dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali. Il DPCM consente inoltre ad Arera di introdurre una fase di applicazione graduale del bonus per un periodo di dodici mesi.
Le sfide dell'implementazione
L’introduzione del bonus porta con sé diverse difficoltà, soprattutto per l’aggiornamento dei sistemi informatici esistenti, già configurati per altre componenti perequative introdotte nel 2024. Sarà essenziale garantire un’integrazione efficace tra i flussi informativi dello SGAte e le banche dati comunali. Un'altra questione riguarda l'applicazione retroattiva del bonus a partire dal 1° gennaio 2025, che verrà riconosciuta attraverso le ultime fatture emesse a saldo. Questo implica la copertura del 25% dell'importo dovuto dai beneficiari. L'attuazione completa del bonus richiede ancora alcuni provvedimenti da parte di Arera, che dovrà stabilire l’importo esatto della componente perequativa e le modalità di versamento al Csea. Questi aspetti potrebbero riaccendere il dibattito sulla gestione delle somme fatturate rispetto a quelle effettivamente riscosse, oltre alle problematiche relative all’IVA e alla Tefa.
Bonus nazionale e agevolazioni locali: come si coordinano?
Molti Comuni avevano già adottato misure di riduzione o esenzione della TARI, finanziate con fondi locali. Ora devono decidere, entro il 30 aprile 2025 (data per l’approvazione delle tariffe TARI, salvo proroghe), se:
- Mantenere le proprie agevolazioni, che si sommerebbero al bonus nazionale;
- Modificare i propri sconti per coordinarli con il bonus nazionale;
- Eliminare le agevolazioni locali per lasciare spazio al nuovo sistema.
In alcuni casi, i Comuni garantiscono già l’esenzione totale dalla TARI per le fasce di reddito più basse. Se il nuovo bonus del 25% fosse inglobato in queste esenzioni, sorgerebbe il dubbio se il Comune possa comunque richiedere un rimborso per il costo del beneficio statale. Una soluzione potrebbe essere la modifica dei regolamenti comunali per garantire l’esenzione solo sulla quota di TARI non coperta dal bonus nazionale. Per semplificare il sistema, sarebbe opportuno armonizzare i criteri ISEE per le agevolazioni locali con quelli stabiliti dal DPCM (9.530 euro, o 20.000 euro per le famiglie numerose). Ciò eviterebbe ulteriori autocertificazioni e garantirebbe un riconoscimento automatico del bonus, riducendo gli oneri amministrativi sia per i cittadini che per i Comuni.